Francesca Cornacchini, Giunone Caprotina (2022), Nonae Caprotinae (2022).

Giunone Caprotina, 2022 
Installazione 
Cappello Beta, corna di capra, scotch, american tape, plexiglas, staffe metalliche, bulloni

Nonae Caprotinae, 2022 
Installazione ambientale  
Audio, spray acrilico su lenzuolo, materasso, fari led

 

La IUNO di Francesca Cornacchini è un reperto archeologico prodotto da un paradosso temporale.È l’attributo di una divinità pagana trasfigurata: rappresentarla sono due grandi corna di capra innestate su un cappello con visiera a becco, elementi provenienti da epoche e contesti diversi, associati secondo un principio che richiama quello dellEterno Ritorno omeglio, che suggerisce l’esistenza di uninvariabilità archetipica.

Le corna, fissate precariamente con nastro adesivo, sono attributo di Giunone Caprotina, divinità di origine etrusca, dea della fecondità e della rinascita, tutrice di ogni ciclo riproduttivo naturale.Il berretto, decorato da una corona d’alloro, rappresenta invece l’immancabile accessorio del raver, figura emblematica della cultura underground, da sempre fonte di ispirazione per l’artista. Simbolo di quella subcultura giovanile che incarna più di ogni altra la dimensione eversiva della festa, il raver diventa l’equivalente contemporaneo della dea.

Al cappello, posizionato nel salone diIUNO, si affianca al’intervento pensato dall’artista per la camera da letto generalmente adibita a residenza: una luce verde e una cassa che riproduce musica psy-trance conducono il visitatore nell’antro di una dea squatter, dominato da un letto disfatto sul cui materasso campeggia la scritta “BABY DETONATE FOR ME”. La formula, come il giaciglio, si riferisce esplicitamente al carattere sensuale e seduttivo attribuito a Giunone Caprotina, dea della riproduzioneSe dunque il salone di IUNO si configura come spazio espositivo canonico, entro il quale illuminazione e supporto dell’opera suggeriscono la presentazione di un reperto archeologico, la stanza ricontestualizza l’oggetto nella contemporaneità.

Indossato il nuovo copricapo, Giunone si trasforma nella sacerdotessa di un rito profano che si struttura, come nelle antiche Nonae Caprotinae, a partire dalla perdita di controllo: il ritmo sincopato della musica psy-trance e il movimento frenetico del corpo corrispondono così al furore generativo inscenato nella cerimonia romanaLa dimensione della festa diventa lo spazio di intervento divino, un luogo entro cui assecondare la mania, un intervallo di tempo circoscritto che assicura prosperità, armonia e ordine. Paganesimo e cultura underground, temi ricorrenti nella produzione di Francesca Cornacchini, possono quindi leggersi come dimensioni dotate della medesima carica sovversivaalternative coerenti alle culture dominanti.

 

Testo critico di Giulia Gaibisso

 

__________________________________

Giunone Caprotina, 2022
Installation
Beta cap, goat horns, duct tape, masking tape, Plexiglas, metal brackets, bolts
 
Nonae Caprotinae, 2022
Environment, installation.
Audio, acrylic spray paint on sheet, mattress, green LED.

Francesca Cornacchini's IUNO is an archeological piece produced in a temporal paradox. It is the attribute of a transfigured pagan deity, represented by two large goat horns grafted onto a baseball cap; elements from different eras and contexts, associated according to a principle that recalls that of the Eternal Return or, rather, that suggests the existence of an archetypal invariability. 

The horns, precariously attached with adhesive tape, are an attribute of Giunone Caprotina, a deity of Etruscan origin, goddess of fertility and rebirth, guardian of every natural reproductive cycle. The cap, on the other hand, decorated with a laurel wreath, represents the indispensable accessory of the raver, an emblematic figure of underground culture that has always been a source of inspiration for the artist. As symbol of the subculture, which embodies more than any other, the subversive dimension of the party, the raverbecomes the contemporary equivalent of the goddess.

Alongside the hat, which can be found in IUNO's living room, is the intervention conceived by the artist for the bedroom; generally used for residencies. A green light and a speaker playing psy-trance music lead the visitor into the cave of a squatter goddess, dominated by an unmade bed on whose mattress reads the inscription "BABY DETONATE FOR ME." The phrase, like the bed, explicitly refers to the sensual and seductive character attributed to the goddess of reproduction, Giunone Caprotina.

Where IUNO's living room is presented as a canonical exhibition space, where the lighting and support of the work suggest the presentation of an archaeological find, the bedroom allows the object to be recontextualized in the contemporary.

Wearing the new headdress, Iuno is transformed into the priestess of a profane ritual which stems, as in the ancient Nonae Caprotinae, from the loss of control: the syncopated rhythm of the psy-trance music and the frenetic movement of the body thus correspond to the generative fury present in the Roman ceremony. The party dimension becomes the space of divine intervention, a place within which to indulge the mania, a circumscribed interval of time that ensures prosperity, harmony, and order.

Paganism and underground culture, recurrent themes in Francesca Cornacchini's work, can thus be read as dimensions endowed with the same subversive charge, consistent alternatives to dominant cultures.

 

Critical text by Giulia Gaibisso